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Perché è tutt'altro che inutile; il sistema di cui sopra è fallimentare, non per colpa di come è concepito, ma per colpa del tipo di carico (lampadina).
Infatti ora, se noi sostituiamo la lampadina con una stufetta elettrica a resistenza da 2 Kwatt, (figura 8a) il tutto si presenterà come un ottimo regolatore di temperatura, dato che in questo caso entra in ballo il discorso "inerzia termica".
Infatti, se, raggiunta la stufa la sua temperatura, noi le colleghiamo siffatto dispositivo, proprio in virtù dell'inerzia termica delle resistenze che la compongono, noi otterremo una quantità di calore proporzionale al valore efficace della sinusoide ad 1 Hz "spezzata" dal dispositivo Timer con ritardo alla conduzione della semionda.
E per essere precisi, possiamo aggiungere che con tensione in ingresso di 220 Volt, nel primo caso la tensione efficace risultante dall’interruzione della semionda (con ritardo di 0,15 secondi) sulle resistenze della stufetta ha valore 202 Volt, nel secondo caso invece con ritardo di 0,4 secondi ha valore 49 Volt



Quindi risulta lampante che a questo punto agendo su tutti i valori intermedi della scala graduata che va da 0 a 0,5 secondi del Timer, (figura 8b) noi possiamo ottenere tutti i valori efficaci di tensione e corrente (e quindi potenza) che vogliamo, e così possiamo regolare a piacimento la temperatura / potenza della stufetta.
Ma....questo metodo funziona bene con una stufa, e come si potrebbe fare invece con una lampada ?
Il principio non cambia assolutamente, però mentre con 1 Hz noi possiamo fare uso di timer elettromeccanici, con 50 Hz dove un semiperiodo dura 10 millesimi di secondo (e non più mezzo secondo), la cosa non è praticabile.
Servono componenti la cui velocità della sinusoide a 50 Hz, sia come per un ghepardo quella di una tartaruga, ed è qui che entrano in ballo i semiconduttori e quindi l'Elettronica di potenza.
Più specificatamente, si parla in genere di  S.C.R. - Triac - Transistor BJT, Mos-Fet, I.G.B.T. (figura 9)



Per ora visto che di dimmer si parla, direi di fermarci al Triac.



Per chi non avesse dimestichezza con questo tipo di componentistica, diremo che il Triac è paragonabile (per sommi capi) ad un Relè elettromeccanico con 3 morsetti, uno di bobina (Gate) uno di ritorno bobina (A1) e l'ultimo di uscita del contatto normale aperto (A2). La differenza rispetto al classico relè elettromeccanico, sta nel non avere parti in movimento (allo stato solido quindi) da cui deriva una enorme velocità di commutazione rispetto al Relè tradizionale.
ATTENZIONE : il circuito di figura 10 è SCHEMATICO, ovvero serve per rendere l'idea, NON collegate MAI un vero Triac alla 220 Volt AC come da schema, poichè lo BRUCERESTE !!!
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